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Venticinque anni da quel primo, folgorante incontro con il Barchiosaurus: aria aperta, erba bassa e un piano visivo orizzontale dominato da un collo srotolato all’insù, fino al soffitto del cuore di spettatori (senza età) scioccati dal senso di meraviglia. Il taglio è cambiato e le direzionalità artistiche, tematiche e produttive sono seguite a ruota, sfruttando la scia delle intuizioni del primo Spielberg ma sostituendo alla semplicità magica del sentimento strutture action dotate di una spettacolarità orchestrata anche grazie agli insegnamenti del miglior cinema pop cinese e pilotata verso epicentri tematici in grado di rimanere impressi sia per la loro eticità didattica sia per il loro grado di rischio e coraggio comunicativo.Jurassic World Il Regno Distrutto è un oggetto cinematografico che dimostra di essere coerente con questo tipo di architettura produttiva facendo un passo in avanti irrecuperabile, un atto di fede verso una narrazione più grande dei perimetri della saga, del genere e, forse, anche della sospensione dell’incredulità, ma di certo pronta per l’impatto col pubblico del mondo.L’innegabile audacia, propria di una America che riflette sui profondi cambiamenti della sua società, è l’ultimo tassello di una equazione composta da elementi forti, rintracciabili in tutti i blockbuster di successo: corpi di culto recuperati come nostalgici insegnanti (Jeff Goldblum); corpi nuovi eletti a icone pop vaganti tra saghe differenti (Chris Pratt); luoghi ormai idealizzati fatti esplodere (perché nulla è troppo sacro per non rivivere di nuova forma); situazioni narrative clonate con impianti migliorati e soluzioni formali predefinite stortate da mani autoriali con una precisa visione di genere (Bayona).Le componenti elementari di questa macchina autoconsapevole in grado di ragionare sulle conseguenze della sua serialità e della sua ripetitività sono la prova che una così funzionale forma di produttività creativa è capace di emozionare gli occhi di un bambino attraverso uno spettacolo mediato a metà strada tra i continenti del cervello e del cuore ed è capace di ricordare (al nuovo, disperato pubblico delle nuove generazioni) che le storie possono essere più grandi dei parchi in cui vengono costruite: “sognate per vivere” e vivete in questo nuovo mondo. Giovane, carismatico, amato e nei suoi occhi brilla già qualcosa della grande star.

Spesso assieme a Glenn Close (9 vite da donna e The Chumscrubber, entrambi del 2005), recita accanto a Terence Stamp nel terribile Elektra (2005) e, dopo il femminile Friends with Money (2006) si impegna soprattutto nei telefilm come dimostra la sua presenza in Brotherhood (2006), ma è anche ammesso alla corte di Quentin Tarantino nel falso trailer Don’t di Grindhouse (2007). Nel 2011 torna nel cast del film d’azione Abduction, con Taylor Lautner e Lily Collins. In seguito reciterà in John Wick, Fury (2014) e La cura dal benessere (2017).Supera se stesso quando recita autoironici individui che sciolgono la glacialità del suo volto con un sorriso o quando interpreta uomini che vanno in malora per colpa di qualcuno o della fatalità.

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