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Gli esempi sono tantissimi e, per restare ai soli film italiani, basta ricordare Tempi duri per i vampiri in cui Renato Rascel si trovava di fronte al vampiro per eccellenza Christopher Lee o Un mostro e mezzo in cui sono Franchi e Ingrassia a essere coinvolti in una vicenda che fa il verso a quella di Frankenstein. Oppure, in epoca più recente, il delirante ma per niente disprezzabile Fracchia contro Dracula.La parodia perfettaFrankenstein Junior è però una cosa del tutto diversa e ha tracciato una strada che pochi altri sono riusciti a percorrere con merito. Un conto è infatti un film comico che riprende stilemi e personaggi di un determinato genere cinematografico e li inserisce all’interno di una struttura semplice quale generalmente quella della farsa per trarne spunti comici; tutt’altra cosa è una parodia vera e propria che riprende con rispetto e affetto un film o una serie di film per trarne qualcosa di autonomamente valido e autenticamente spassoso.

Nel 2000 recita in Trixie di Alan Rudolph e poi in La partita La difesa di Luzhin di Marleen Gorris, fino ad approdare sul set di Gosford Park di Robert Altman, nel ruolo di una cameriera.Con lo status di attrice impegnata che le viene assegnato da Hollywood, nel 2002 cementa la sua fama nel thriller Red Dragon di Brett Ratner, terzo romanzo ispirato alla serie di libri sul cannibale Hannibal Lecter di Thomas Harris. Passa al futuristico Equilibrium, prima di rifiutare il ruolo di Bridget Jones in una rosa di attrici che comprendeva Cameron Diaz, Kate Winslet e Rachel Weisz e rifiuta anche il ruolo di Amélie nella pellicola Il favoloso mondo di Amélie, che era stato scritto apposta per lei da Jeunet.Il regista che ama di più? Paul Thomas Anderson con il quale ha lavorato in Ubriaco d’amore accanto al comico americano Adam Sandler. Un’esperienza che ha affermato più volte di voler ripetere.

Dismessa la parte di “giochi”, il terzo capitolo di Hunger Games entra nel vivo della trama rivelando la vera natura dei racconti di Suzanne Collins. Non un semplice calco di Battle Royale, come sembrava inizialmente (il tema del massacro dei ragazzi da parte degli adulti è solo uno dei molti), non una critica del meccanismo del reality attraverso il quale questa oppressione è perpetrata, come sembrava nel secondo, ma più in grande l’idea comune a tutta la saga che quel che viene comunicato attraverso i media non abbia molto in comune con la vita reale, quanto realtà e sua rappresentazione siano distanti. Qualcosa che si applica al finto realismo del cinema e della televisione (ovviamente) ma anche a quello di internet (più vicino al pubblico d’elezione del film), cioè alla pretesa che l’identità gestita e negoziata quotidianamente attraverso i media digitali abbia qualcosa in comune con quella reale..

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